Rossiglione (GE) Parcheggio campo sportivo Roberto Tognocchi – Percorso ad anello Val Gargassa e fonte sulfurea – sviluppo 8 km circa; disliv. + 280 m circa – difficoltà EE
Weekend dal meteo incerto quello appena trascorso, come molti dei precedenti in questo 2024 ricco di precipitazioni.
Siamo andati in uno dei posti dove il colonnello diceva avremmo avuto buone possibilità di non prendere l’acqua, ovvero in alta Liguria, zona Ovada, prima del passo del Turchino, luogo che già conoscevamo in parte per altre ragioni.
La Val Gargassa, che fa parte del territorio del Parco Regionale del Monte Beigua, invece, non la conoscevamo affatto ed è stata una bellissima scoperta, su un percorso che difficilmente può non piacere, almeno dal punto di vista dei paesaggi e dell’ambiente!!
Si percorre un canyon con splendide formazioni geologiche di conglomerati attraversate da un torrente dall’acqua azzurrissima, cristallina, con numerose pozze, insenature e cascatelle parecchio suggestive.
Al ritorno invece si fa un anello passando a monte, a ridosso delle creste, con una vista spettacolare del canyon appena percorso e delle pareti e guglie di conglomerato, qui colonizzate dalla vegetazione, davvero suggestive.
Si tratta di un giro adatto QUASI a tutti, con uno sviluppo piuttosto breve (8 km) e un dislivello davvero minimo (280 m D+), ma con qualche passaggio su roccette e in punti in leggera esposizione che possono dare fastidio a qualcuno, nonostante la presenza di qualche catena (il cane che era con noi, ad esempio, era perplesso 😛 ma più per lo sbattimento, vista l’età avanzata 😀 ).
Per questo motivo viene dato come percorso EE (Escursionisti Esperti), detto questo a nostro avviso le difficoltà sono davvero minime se lo si affronta in giornate asciutte e con persone abituate a camminare in montagna.
Avvicinamento automobilistico
Dall’autostrada Genova-Gravellona, uscire ad Ovada o a Masone e seguire le indicazioni per il paese di Rossiglione, più o meno al centro del quale troverete un bivio per la strada del Tiglieto che conduce verso il Monte Beigua.
Dopo pochi km di questa strada, sulla sinistra c’è l’indicazione per il campo sportivo “Roberto Tognocchi”, dove si parcheggia nell’ampio spazio accanto al piccolo stadio.
Descrizione dell’itinerario
Dal parcheggio si raggiungono le casette accanto al campo sportivo, dove per chi lo volesse c’è un WC.
Subito a sinistra indicato con cartello e delimitato da staccionata si imbocca il sentiero che costeggia il campo da calcio per alcuni metri, per poi arrivare al torrente, accanto al quale si procede senza attraversare. Questa parte di sentiero è indicata con 2 XX gialle.
Proseguendo lungo il terrente (lato idrografico sinistro) in questo spezzone di sentiero si può spesso raggiungere l’acqua, mentre a volte si sale su roccette e si raggiungono balconi panoramici di conglomerato che permettono di ammirare le gole smeraldine del Gargassa. E’ presente un punto molto breve con qualche catena, utile soprattutto se il terreno fosse scivoloso.
Ad un certo punto diventa impossibile proseguire sul lato idrografico sinistro e bisogna quindi attraversare sulla sponda opposta: è possibile farlo in più di un punto a seconda della portata d’acqua. Siamo in prossimità di uno sperone roccioso denominato “muso del gatto”.
Dall’altra parte il sentiero prosegue risalendo nel bosco, per poi scendere fino al torrente che si guada nuovamente.
Siamo arrivati in una radura erbosa e pianeggiante, presso la località Veirera, un gruppo di case abbandonate dove anticamente si produceva il vetro (grazie alla quarzite presente nelle rocce), fatto che è ricordato proprio dal toponimo di questo luogo; attualmente la cascina più grande è attrezzata a rifugio… infatti noi ci ripareremo qui da un piccolo temporale!
La Veirera è il termine della prima parte di sentiero: da qui si può decidere se proseguire con il giro ad anello tornando indietro oppure se fare una breve deviazione verso la fonte Sulfurea che si trova a circa mezz’ora di cammino, proseguendo. Ovviamente noi abbiamo proseguito 😉
Prosecuzione verso la fonte sulfurea: continuando oltre la cascina/rifugio il sentiero è sempre ben segnato, stavolta marcato con delle “S” gialle. Prosegue nel bosco fino a guadare un corso d’acqua, poi ancora nel bosco, fino a raggiungere un punto panoramico nuovamente vicino al torrente, dove le rocce hanno un colore particolare e si sente… odore di zolfo! Non sappiamo se sia questa la fonte (non abbiamo individuato nulla di particolare in merito) ma resta un punto molto bello!
Da qui bisogna per forza tornare a Veirera, dunque tornare sui propri passi.
Da Veirera è possibile effettuare un anello ritornando da un percorso differente rispetto all’andata e decisamente panoramico (consigliato!!).Ripercorrere i propri passi superando l’intero prato antistante la casa e al suo termine seguire dell’erba calpestata sulla sinistra che in breve si trasformerà in sentiero, segnato questa volta da tre bolli gialli disposti a triangolo.
Il sentiero su questa sponda sale dolcemente guadagnando via via quota, uscendo dal bosco, fino a raggiungere il punto più alto, dopo una serie di ometti, e il cosi detto Balcone della Signora, un punto davvero panoramico in cui i conglomerati, scolpiti dal vento e dal ghiaccio, sono coperti da una vegetazione coloratissima, che ha colonizzato a macchie le rocce. Il suolo è brullo per il resto, ed offre alla vista l’opposto versante e la gola del canyon appena percorso.
Questo tratto merita sicuramente la fatica (poca!) che si fa per raggiungerlo.
Dopo aver ammirato il panorama dall’alto, comincia una lunga discesa, che ci riporterà al parcheggio.
Giudizio
Bellissima escursione, con difficoltà modeste e con uno sviluppo alla portata di quasi tutti che consente di godere di un ambiente davvero unico nel suo genere, che per certi versi ricorda (in scala ridotta) alcuni paesaggi degli U.S.A.
Sembra un po’ di essere in un film di Bud Spencer e Terence Hill, con questo canyon scavato tra pareti di serpentinite (prima) e conglomerati (poi) e con una natura verde ma anche aspra e selvaggia, soprattutto nella parte alta del percorso.
Momento rieducational channel (ma sennò a cosa serve andare a spasso?)
Queste formazioni stratificate di conglomerati oligocenici risalgono a ben 35 milioni di anni fa e creano una condizione ambientale, per il proliferare della flora, molto selettiva e molto particolare.
Per questo sembra di stare nel selvaggio west, a tratti: qui cresce solo roba “tosta”.
Per gli appassionati di geoturismo questo è un piccolo paradiso.
Il percorso è quasi sempre ben indicato, con alcuni punti di attenzione quando bisogna guadare il fiume per la prima volta e quando si prende la deviazione per il sentiero di ritorno.
Abbiamo incluso una mappa e la traccia GPS per chi preferisse andare sul sicuro (vedere le foto sotto).
E’ percorribile più o meno in tutte le stagioni, ma crediamo che le migliori siano la primavera (fiume più carico d’acqua e vegetazione rigogliosa) e l’autunno (temperature adatte e colori fantastici).
Sconsigliato in giornate piovose o dopo abbondanti piogge perché alcuni passaggi su roccia possono in questo caso diventare infidi e poi perché il torrente potrebbe andare in piena in modo anomalo.
Vale assolutamente la pena di effettuare il giro ad anello, anche perché offre due punti di vista diversi ed entrambi suggestivi, con caratteristiche peculiari e di interesse geologico, naturalistico e faunistico differenti.
Davvero consigliata!
Per quanto riguarda i quadrupedi: è un po’ come per i bambini… ognuno conosce le proprie bestiole 😉
Un cane che è abituato alla montagna, alle roccette, al vuoto questo itinerario non lo vede neanche: la nostra ospite, di 12 anni, è stata aiutata solo per una questione di fatica e solo nei punti con salti rocciosi che per la sua piccola taglia sarebbero stati disagevoli. Ci sono però anche cani troppo “agitati”, cani che si spaventano, cani che prenderebbero la via del bosco dopo 30 secondi… A voi la scelta.
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